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Mass media

Stampa, tv, radio e internet. Ogni giorno ci interfacciamo, a volte nostro malgrado, con questi strumenti. Cosa ne pensi?

MORTE FABRIZIO FRIZZI – IPOTESI INQUIETANTE

Scritto da Redazione.

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La notte del 26 marzo scorso il noto conduttore televisivo Rai, Fabrizio Frizzi, si è spento all'ospedale S. Andrea di Roma a causa di una emorragia cerebrale. Una morte improvvisa che lascia i suoi colleghi e i tanti fan di stucco e profondamente rattristati. Frizzi aveva compiuto 60 anni il 5 febbraio scorso ed era in cura per problemi neurologici a seguito dell'ischemia che lo aveva colpito a ottobre. Frizzi lascia una bambina di 4 anni, Stella, e la moglie Carlotta Mantovan conosciuta durante la conduzione di Miss Italia nel 2001 e sposata nel 2014, "un amore travolgente" lo aveva definitivo pochi giorni fa la stessa Mantovan, giornalista di Sky tg24. Frizzi per lei aveva lasciato Rita Dalla Chiesa con la quale si era sposato e aveva condiviso anche le battaglie antimafia. Era benvoluto da tutti, colleghi e conoscenti, per quella sua gentilezza innata, l’ottimismo e il dolce sorriso accompagnato da una fragorosa risata che dispensava con generosità e che lo rendeva simpatico e unico. Ma era anche un uomo molto buono e sensibile, a quarant’anni aveva donato il midollo osseo per salvare una ragazza affetta da leucemia. Aveva iniziato giovanissimo a lavorare in Rai come conduttore di programmi per ragazzi come Tandem, per poi passare a presentare I Fatti vostri, Scommettiamo che ..., Luna park, maratone Telethon, Miss Italia. Negli ultimi anni ha presentato "L'Eredità" programma preserale di quiz a cui era tornato anche dopo il malore che lo aveva colpito ad ottobre. Era stato inserito in un protocollo di cure per risolvere le cause alla base dei suoi problemi di salute, lo stesso Frizzi aveva più volte dichiarato che avrebbe rivelato esattamente la sua patologia una volta vinta la battaglia contro il male che lo affliggeva. Cosa che non è successa. Nell’ultima puntata di Matrix, il direttore di “Chi” Alfonso Signorini ha spiegato che “Lui (Frizzi) sapeva che non aveva scampo. E questo è molto importante da sottolineare, perché quando ha avuto quella ischemia che l’ha portato al ricovero immediato all’ospedale, ad ottobre, dagli esami di questa ischemia è risultato che aveva dei tumori diffusissimi che erano inoperabili. E questa cosa è stata messa al corrente non soltanto della famiglia ma anche di lui. E Fabrizio a quel punto era a un bivio: o rimanere a casa e aspettare il momento, oppure andare in televisione a fare il suo lavoro e a portare ancora una volta il sorriso a casa della gente. È questo il vero miracolo che ha fatto Fabrizio Frizzi“. A questo punto si apre una sconcertante ipotesi, forse Frizzi, vista la sua quarantennale attività alla Rai, è stato vittima di possibili contaminazioni da amianto nella sede di viale Mazzini come altri suoi colleghi? L’incidenza di tumori tra artisti e giornalisti è infatti cosa nota perché la sede Rai nonostante ripetuti allarmi non è stata del tutto bonificata esponendo chi ci lavora al rischio di contrarre malattie tumorali. Claudio Baldasseroni segretario generale dello Snater, il sindacato autonomo dei lavoratori Rai, da anni in prima linea sulle questioni di sicurezza sul lavoro in Rai ha detto: “Non ci sono soldi …e i colleghi continuano a lavorare a viale Mazzini in una struttura coibentata con l’amianto; in direzione generale è stato bonificato solo il piano terra, cioè gli ingressi dove passano gli ospiti e i conduttori, mentre gli altri otto piani sono tutti da bonificare”. Insomma ora si spiega tutto.

L’ITALIA NELLA MORSA DELLA POVERTA’

Scritto da Redazione.

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Che in Italia si viva peggio negli ultimi anni ce ne eravamo accorti tutti quanti e le elezioni politiche hanno dimostrato ampiamente che i cittadini chiedono un rinnovamento politico capace di far ripartire il paese, ma che la povertà e le disuguaglianze siano addirittura aumentate durante il governo Pd, raggiungendo l’apice nel 2016, lo rivela Bankitalia in una indagine senza veli. Una persona su 4 in Italia è a rischio povertà, anche al nord la percentuale dei meno abbienti è salita dall’8 al 15%. Le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza sono cresciute, Il 30% delle ricchezze del paese è detenuto dal 5% dei “Paperoni”   Tra il 2008 e il 2014, il reddito medio si è ridotto dell’11.9%. Per i più poveri la stangata è stata maggiore, infatti il  loro reddito medio si è rimpicciolito del 24.5%. Meno reddito disponibile, meno consumi, meno occupazione. La spirale negativa delle disuguaglianze ha inceppato il motore economico e sociale del sistema paese. Le cause di questo inceppamento è stato individuato dall’Istituto Cattaneo di Bologna che  attribuisce alla globalizzazione e alla crisi industriale gran parte della responsabilità, ma anche ai mancati investimenti da parte del governo su ricerca, istruzione e formazione. Per risanare la situazione secondo l’Istituto  bisogna ripartire dal capitale umano, finanziando e sostenendo la ricerca e attraendo i talenti esteri e nostrani, ancora in fuga all’estero.

TUTTI I RETROSCENA DELLE DIMISSIONI DI MATTEO RENZI

Scritto da Redazione.

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Il presidente del partito democratico Matteo Orfini in una nota di ieri ha voluto precisare che Matteo Renzi si è davvero dimesso dalla carica di segretario e che lo statuto interno al partito non consente a chi si dimette di poter utilizzare manovre creative per influenzare questo percorso. Anche Renzi ha confermato mercoledì che non sarà presente alla riunione Dem prevista per lunedì prossimo e che non parteciperà nemmeno alle consultazioni in Quirinale per la formazione del nuovo governo. Questi chiarimenti  nascono dall’esigenza di fugare ogni dubbio sulla posizione del partito, e di Renzi in particolare, che lunedì scorso, all’esito delle elezioni, catastrofico per la sinistra, aveva fatto intendere che sarebbe rimasto in carica per tutto il periodo di transizione per evitare inciuci e scongiurare l’alleanza con il M5S a cui, invece, la minoranza della sinistra capitanata dal Presidente della regione Puglia Michele Emiliano, propende pur di garantire un governo al paese. L’atteggiamento non chiaro di Renzi aveva generato critiche e proteste anche interne al partito, infatti molti temevano che le parole del segretario uscente celassero il suo recondito desiderio di restare ancora alla guida del Pd. Insomma il suo attaccamento al potere è cosa nota ma, ahimè, lo è anche la sua scarsa capacità come leader politico e come premier. L’epoca renziana, dopo le recenti rassicurazioni, sembra, quindi, scongiurata e tramontata, così si fanno avanti "nuovi" nomi, tra cui il nuovo acquisto Carlo Calenda, da poco tesserato e con un passato da ministro dello Sviluppo economico non molto ragguardevole, e Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio e fratello di Luca, l’attore che interpreta il Commissario Montalbano, che molti dem vedono come il perfetto successore di Renzi, e che si è reso disponibile a ricoprire il ruolo vacante e quindi di correre alle prossime primarie come nuovo segretario per il bene di un partito ormai allo sbando. Ma anche Zingaretti non ha un passato idilliaco, risulta infatti indagato per falsa testimonianza nel processo Mafia Capitale. Insomma trovare leader per la sinistra sembra più difficile di quanto si pensi. Dite la Vostra su www.noting.it

CALENDA SI TESSERA PD, EMILIANO: “LA NOTIZIA PIU’ TRISTE DI QUESTI GIORNI”

Scritto da Redazione.

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Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda dopo l’insuccesso con l’Embraco, (che dopo pressioni e incontri ha posticipato il licenziamento di 500 lavoratori, fissata per il 31 marzo al 30 novembre, e confermato la dismissione della produzione in Italia), ha annunciato la sua iscrizione al Pd ma ponendo una condizione: si dimetterà seduta stante in caso di accordo con il M5S. Questa dichiarazione arriva in un clima non molto sereno all’interno del Pd, che ha perso fragorosamente le elezioni e ha bisogno di recuperare consensi e identità. Così, se da un lato una parte del Pd auspica un accordo con i 5Stelle, che per molti hanno fagocitato i voti di molti scontenti della sinistra, dall’altra ci sono gli intransigenti come Carlo Calenda e Matteo Renzi che, addirittura, definisce i vincitori delle elezioni “estremisti”. In questo quadro bollente si colloca il governatore della Puglia, il piddino Michele Emiliano, che rimprovera a Calenda di non essere riuscito a risolvere le questioni Ilva, Tap, e Alitalia che sono in stallo e che quindi, vista la sua incapacità farebbe meglio a restare fuoti dal partito.  

Inoltre incominciano a venir fuori tutti i limiti del passato governo, che magari non erano emersi a suo tempo, per vari motivi, che vanno a ricadere sulla gestione del governo Renzi e Gentiloni, così dalla conferenza stampa della Commissione europea presenziata  dal vice-presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, e dai commissari Marianne Thyssen e Pierre Moscovici sulla situazione economica e sociale, sulle riforme strutturali e sugli squilibri degli Stati membri dell'Unione è emerso che il nostro paese ha forti squilibri, tra cui un debito pubblico ancora alto, il secondo più elevato dell'Ue, e una protratta bassa produttività che comporta rischi in un contesto di crediti deteriorati elevati e forte disoccupazione, inoltre lo slancio delle riforme è rallentato e sussistono problemi nel settore bancario. Insomma il quadro non è molto incoraggiante e riflette le preoccupazioni di tanti cittadini che avvertono che nonostante le rassicurazioni di Gentiloni le cose non funzionano come dovrebbero. Problemi che andranno in eredità al nuovo governo che speriamo tutti sia finalmente competente e capace.

 

 

 

C’E’ UNA COSA, SOLO UNA, CHE DONALD TRUMP PUO’ INSEGNARE AL MONDO

Scritto da Redazione.

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Il discorso sullo stato dell’Unione che Donald Trump ha pronunciato pochi giorni fa al Congresso degli Stati Uniti, accolto con grande soddisfazione dalla platea americana e che ha fatto impennare il suo share, dovrebbe essere un esempio per i leader di molti paesi, tra cui l’Italia, perché? in primis, perché l’eloquio di Trump era intriso di orgoglio patrio: “stiamo costruendo un paese sicuro, forte e orgoglioso”, è stata tra le frasi più twittate e googlate di sempre, parole ferme e sicure, che non hanno tentennato, che non hanno lasciato spazio a dubbi o incertezze. Frasi, aggettivi, verbi, non lasciati al caso, non frutto di emotività o nervosismo, ma opportunamente scelti per trascinare gli animi come un fiume in piena, per motivare chi è stanco di lottare giorno dopo giorno contro l’insicurezza, le difficoltà quotidiane e che Trump vuole riportare al “sogno americano” perché è questo che serve all’America per restare grande e crescere ancora. Così ha annunciato una ripresa della spesa in armamenti, che serviranno però a garantire la pace internazionale.Perché difendere il proprio paese oggi vuol dire non solo possedere un arsenale di armi megagalattico e variegato, ma anche usare opportunamente i mezzi di informazione per far nascere la consapevolezza che tutti devono collaborare per raggiungere il bene comune. Così Trump ha aperto le porte, manifestando la possibilità di dialogo, non solo alle forze politiche avversarie interne al suo paese, ma anche all’Europa alla quale ha detto che avrebbe rivisto l’accordo di Parigi sul clima, tornando sui suoi passi, forse la figlia, da sempre favorevole ad entrare nel patto, sarà riuscita a convincerlo, oppure la sua conversione ad altra parrocchia è dovuta ai preoccupanti dati sull’inquinamento globale. Chi può dirlo, quel che è certo è che qualsiasi cosa farà Trump la farà, come sua consuetudine ormai universalmente riconosciuta, con la fierezza di chi non deve abbassare la testa, di chi non deve ascoltare mille campane, ma di chi può dettare le regole del gioco e spostare le pedine senza suggerimenti o moniti a cui dare particolare peso. Le parole trionfalistiche del tycoon presidente, dettate anche dai dati positivi sull’economia, ha fatto sentire gli americani “eletti”, perché nati in un grande paese, il più grande e potente di tutti, rifugio per le grandi menti del mondo, ovvero per chi con la forza delle idee, dell’intelligenza e competenza vuole migliorare questa terra. Insomma, America first, self made man, i miti americani sono ritornati nel discorso di Trump come un vecchio ritornello che ha rianimato gli astanti e ha convinto anche i più riluttanti e critici.

 

 

In secundis, il portamento di Trump: testa alta e fiera, sguardo sicuro, pochi gesti, per far capire al pubblico che di lui ci si può fidare e che, nonostante le sue pecche e strafalcioni, sa cosa e come fare a risolvere i problemi del paese. Certo Trump non avrà spessore culturale e conoscenze politiche ed economiche, ma la capacità di infuocare gli animi riportandoli ad un ideale comune ce l’ha di sicuro. Non è facile oggi, in cui ognuno è chiuso nel proprio individualismo e nei propri egoismi, riuscire a far amare il proprio paese. Di certo sarebbe bello poter sdoganare in qualche leader politico nostrano le qualità comunicative così ben espresse da Trump nel suo discorso al Congresso, anche per far risorgere dalle ceneri l’amore per il nostro antico e glorioso paese, ricco di storia e di bellezze uniche al mondo, obiettivo che né la sinistra né il centro, né la destra sono purtroppo riuscite ancora a fare. 

 

Ma l’amore che Trump ha per il suo paese lo ha reso un personaggio scomodo per molti americani, perché è incorruttibile, in quanto miliardario, e non è influenzabile, perché ha chiaro in testa dove vuole arrivare. Possiede lungimiranza e capacità strategiche che provengono dalla lunga militanza nell’imprenditoria. Così, da una parte i servizi segreti, dall’altra le Corporations dei lobbisti, hanno cercato più volte nel corso di questo primo anno di mandato di deleggittimarlo, attribuendogli gravi problemi mentali, documentati tra l’altro dal libro Fire and Fury di M. Wolf, tanto da metterlo a rischio impeachment, gli hanno attribuito abusi sessuali, tanto da lanciargli contro l’esercito di donne furiose per diversi motivi, come la mancanza di pari opportunità, il preoccupante ritorno della misoginia e gli abusi sessuali impuniti. Ma a Trump hanno scagliato contro anche lo scandalo Russiagate, che vede il tycoon tuttora impegnato a difendersi. Ove tutto ciò non bastasse, i giornali americani assoggettati ai poteri forti, denominati da Paolo Barnard  “Shadow Government” e  “Deep State”, ogni giorno lavorano per demolirlo. Ma Trump con una mossa risalente allo scorso dicembre ha messo a tacere i detrattori che adesso sono in ritirata, e ciò che ha fatto, di cui poco si parla, è rivoluzionario, e si riassume in una serie di numeri: 13818 – 82 FR 60839. Si tratta di una risoluzione con la quale Trump ha messo al bando, considerandoli pericolosi per la sicurezza dello Stato, chiunque si macchi di corruzione e di violazione dei diritti umani, mobilitando in questo modo il Pentagono, che ha attivato, dall’entrata in vigore di questa risoluzione, tutta una serie di misure di sicurezza inusuali ma efficaci per proteggere il Presidente in primis, ma anche per il controllo ancora più capillare del Paese. Mossa vincente perché i poteri forti annoverano una masnada di pedofili e corruttori, lo dimostrano le tante testimonianze delle vittime finora opportunamente insabbiate, ma le cose potrebbero finalmente cambiare, una volta per tutte, e l’America potrebbe essere la prima di una lunga lista di paesi.

 

RAPPORTO SUL GENDER GAP

Scritto da Redazione.

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 L'organizzazione World Economic Forum, con sede in Svizzera, operante nel campo delle ricerche settoriali, ha reso pubblico in questi giorni il Globlal Gender Gap Report 2017, un'indagine che l’ente stila annualmente sulla parità di genere in 144 paesi nel mondo, il focus è su 4 ambiti strategici: salute, educazione, economia e politica. La pagella pone al primo posto il paese dove le donne hanno la più bassa disuguaglianza di genere (Islanda), gap che va via via aumentando fino al 144° posto, occupato dal paese dove le donne sono quasi bandite (Yemen). Nella graduatoria l’Italia si è aggiudicata quest’anno l’82mo posto, perdendo oltre 40 posizioni rispetto al 2015, dove occupava il 40° posto, e 30 posizioni rispetto al 2016, dove invece stazionava al 50°. Aspetto preoccupante che mostra come negli ultimi anni nel nostro paese non si siano fatti passi avanti sul versante delle pari opportunità e dove sussistono retaggi culturali ancora troppo limitanti per le donne. Entrando nel merito, oltre il 61% delle donne italiane non viene pagato adeguatamente, contro il 22% dei maschi, nonostante dai dati emersi risulti che le donne italiane lavorano in media molto di più dei loro conterranei maschi. La diversità di trattamenti e opportunità tra uomini e donne in Italia, secondo la ricerca, investe anche la politica, dove la presenza femminile nelle istituzioni non supera il 31%. Infine la scuola, dove si registra un più alto tasso di abbandono scolastico riferibile alle bambine. Con questo ritmo, secondo gli osservatori, ci vorranno oltre 100 anni per colmare le disparità. Ma vediamo gli altri paesi: l’Europa occidentale ha il divario più ridotto, in particolare Germania e Francia occupano rispettivamente il 12° e l’11° posto, l’Inghilterra il 15°, gli Stati Uniti si piazzano al 49°, la Spagna al 24°, solo per citarne qualcuno, per saperne di più https://www.weforum.org/reports/the-global-gender-gap-report-2017

SCANDALO SESSUALE A HOLLYWOOD #MEETOO

Scritto da Redazione.

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Il potente produttore cinematografico americano Harvey Weinstein, co-fondatore con il fratello Bob della casa di produzioni Miramax e della Weinstein Company, è stato accusato di abusi sessuali ai danni di giovani attrici agli esordi dal 1990 ad oggi. Weinstein, che per questo motivo è stato lasciato dalla sua ultima moglie ed è stato anche licenziato, dovrà rispondere di violenze sessuali, molestie ed abusi nei confronti di star del calibro di Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Rosanna Arquette, Mira Sorvino e della nostrana Asia Argento, ma la lista si allunga ogni giorno che passa. Sfruttando la sua posizione di indiscusso potere ad Hollywood, Weinstein, secondo le tante testimonianze raccolte e che stanno ancora pervenendo, convinceva le sue vittime a sottostare ai suoi piaceri carnali pena l'esclusione dal mondo dello spettacolo. Insomma un vero sexual addict a cui le giovani prede non riuscivano ad opporsi, restando per lo più impietrite e sopraffatte dall' imbarazzo e dalla paura. Le denuncie contro Weinstein, che a seguito dello scandalo ha deciso di farsi curare nel rehab Center For Sex in Arizona, hanno aperto un vaso di pandora colmo e ricolmo di abusi e violenze che da sempre sono praticate nel mondo dello spettacolo hollywoodiano, infatti molti addetti ai lavori hanno ammesso di essere a conoscenza del vizietto di Weinstein, ma tolleravano perchè rappresentava un modus operandi consolidato. Le denuncie contro Weinstein hanno anche prodotto un'ondata di sensibilizzazione sul tema violenza sulle donne che ha portato all'attivazione su twitter di due campagne con l'hashtag #quellavoltache e #meetoo, tramite le quali chi ha subito molestie può raccontare la propria esperienza e sfogare la rabbia superando pregiudizi, omertà e tabù. Poco importa se questi hashtag vengono talvolta usati "solo" per denunciare tentati adescamenti o presunti tali, come ironicamente sottolineato da illustri colleghi (che evidentemente preferiscono disinnescare la bomba della battaglia sessuale tra i sessi e non affrontare il problema da sempre esistito della donna "oggetto"), l’importante è che le donne prendano coscienza del loro diritto ad una sessualità consapevole e desiderata, mai più subita e patita. 

CALIFORNIA: INCENDIO DEVASTANTE

Scritto da Redazione.

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Dalla notte del 9 ottobre sta imperversando nello stato della California un incendio che sembra indomabile, il più spaventoso nella storia di questo Stato della west coast americana. In poche ore ha letteralmente divorato case, palazzi, strade, vegetazione lasciando dietro di sè solo cenere e morte. Irrimediabilmente coinvolte già ben otto contee, le vittime accertate sono invece al momento almeno 10, intossicate dal fumo o bruciate vive. A titolo precauzionale sono state fatte evacuare oltre 20 mila residenti, perchè il vento e il clima secco e caldo di questi giorni potrebbe complicare le operazioni di spegnimento. Secondo alcuni sfollati gli alberi sembravano torce e prendevano fuoco immediatamente. Il governatore ha dichiarato lo stato di emergenza, in fumo la foresta del Napa Valley, vigneti ed oltre 1500 edifici. 

Definiresti "amici su Facebook" quelli che non ti mettono mai "mi piace" sui post?

Scritto da Redazione.

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Contributo di Francesco Patelli

Quanto é difficile per alcuni conquistare un "mi piace" su facebook! Lo sanno bene i tanti che considerano questo obiettivo una vera e propria mission impossible, nonostante si adoperino indefessamente con creatività, sforzo espressivo, post e foto che pubblicano con slancio e tanta voglia di condividere. Eppure molti di questi assidui, aspiranti comunicatori, nonostante i deludenti risultati, non si arrendono, e spesso ingaggiano una guerra difficile e cruenta con i destinatari dei loro interventi, cercando di trovare un compromesso, cogliere le aspettative e soddisfarle, anche se continuano, loro malgrado, a ricevere un due di picche, o non si scostano dai 4/5 mi piace. Alla lunga questo andazzo, potrebbe avere ripercussioni negative sull'autostima, insomma se si pubblica qualcosa su facebook e pochi amici apprezzano o condividono sembra che questo rappresenti un duro colpo per la fiducia in noi stessi. Dipende dal valore che diamo a internet, a quanto sia per noi importante nel relazionarci con gli altri. Se é l'unico o uno dei rari modi di confrontarci con gli altri, non ricevere mai o quasi apprezzamenti a seguito della pubblicazione di contenuti sul proprio profilo può essere interpretato, appunto, come un rifiuto, una critica o peggio può farci sentire fuori dal coro e dal mood generale. A volte sono invece gli amici che si scelgono su internet il vero problema. Freddi, aridi, scostanti, affetti da complessi di superiorità, insensibili o troppi critici verso gli altri. Non vogliono sostanzialmente concedere soddisfazione e gratificazione e usano il "mi piace" quasi fosse una moneta da spendere con parsimonia. Consiglio di rivedere ogni tanto i "mi piace" ottenuti dai propri post ed eliminare dalle notifiche gli amici o sedicenti tali che, c'è poco da fare, se non condividono o apprezzano mai, vuol dire che non sono sulla vostra stessa lunghezza d'onda. A volte gli amici non condividono perché non ti conoscono nella vita o perché manca un'assidua frequentazione in questo modo svilendo il senso dell'amicizia perseguita da un social come facebook. Comunque sia, vale la regola del "taglione del pigrone", cioè eliminare, senza troppi crucci, il peso morto dalla lista delle nostre notifiche. Perché, diciamocelo chiaramente, se su Facebook non ci si ritrova e non si scambiano idee e pareri, che senso ha starci? Cosa fare allora? Dopo aver decurtato i nomi fantasma, cercare nuovi friends, ma questa volta mettendo in chiaro la new relationship che si viene ad instaurare, ad esempio, potete far così: Individuate su facebook gli amici degli amici e se trovate gente a voi affine per post pubblicati chiedetegli l'amicizia, se la otterrete mandategli questo messaggio chiaro: "Ho chiesto la tua amicizia perché visionando il tuo profilo l'ho trovato interessante e compatibile con il mio. Ti chiedo solo di considerare questa nuova conoscenza non un nome in più nella tua lista, ma un’opportunità di scambio attivo tramite l'uso di tutti gli strumenti di gradimento previsti dal social. Se non hai questa disponibilità ti chiedo di cancellarmi, io farò altrettanto". Insomma meglio essere chiari. Voi come siete messi?  

ANGELA MERKEL LEADER PER "TIME"

Scritto da Redazione.

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Contributo di Adele Stella

Per la rivista americana Time è la cancelliera tedesca Angela Merkel, al secolo Angela Dorothea Kasner,  la persona dell'anno 2015. Secondo la rivista, che stila ogni anno una classifica sulle personalità di maggiore spicco, la Merkel si sarebbe distinta nel 2015 più di tutti per aver mostrato una leadership risoluta ed affidabile. Dopo di lei si posiziona il leader dell'Isis, e al terzo posto Donald Trump. La Cancelliera, nata ad Amburgo il 17 luglio del 1952, è al timone della Germania da 10 anni. E' Presidente dell'Unione Cristiano-Democratica (CDU) dal 9/4/2000, nel 2007 è stata presidente del Consiglio eurropeo e presidente del G8. La Merkel, che non ha mai avuto figli, forse anche per i pressanti e costanti impegni professionali, è la prima donna a ricoprire la carica di Cancelliera della Germania, nel 2008 ha ricevuto il premio Carlo Magno per la sua opera di riforma dell'Unione europea. Nel 1977 ha sposato il suo primo marito da cui poi si è separata mantenendo però il cognome di lui, con il quale è nota a tutti. Nel 1998 ha contratto matrimonio con lo scienziato chimico-fisico Joachim Sauer. 

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