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IL SUD ABBANDONATO DALLA POLITICA ITALIANA ED EUROPEA

Scritto da Redazione.

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L’Istat rivela oggi un dato incoraggiante sul tasso di disoccupazione che scende di mezzo punto, dall’11,7% dello scorso anno all’11,2%. Resta però alto il divario tra il nord, dove la disoccupazione sfiora il 7%, il centro, dove si posiziona al 10% e il sud, fanalino di coda, con un tasso di disoccupazione del 19,4%. Ma come è possibile? il Sud non è mai stato tra le priorità nell’agenda politica del governo Pd, un difetto d’interesse dovuto, tra l’altro, alla mancanza di rappresentanza politica. Pensate che l’ultimo progetto per lo sviluppo del mezzogiorno risale agli anni novanta, decade in cui si diede il via alla Nuova Programmazione, un progetto che mirava a favorire lo sviluppo del meridione, agendo sui fattori sociali, culturali e istituzionali, prima ancora di quelli economici. Così non si investì sulla politica industriale, considerata una questione residuale e che fu ignorata anche dai governi successivi. I risultati sono fallimentari e denotano la totale insufficienza delle politiche attuate per il Mezzogiorno, politiche che partivano dal presupposto che la crescita del sud dipendesse da dinamiche prevalentemente locali, insomma slegate dal resto del paese. In realtà non è affatto così, è piuttosto il contrario, il Sud è fortemente influenzato dall’andamento dell’economia nazionale, come rivelano dati Istat e Svimez. Il problema è il costo del lavoro e la tassazione delle imprese, sensibilmente più alte rispetto alle economie competitor dei paesi dell’est Europa dove, ad esempio in Romania, la tassazione non supera il 10%. In questo quadro fa la sua parte anche l’Unione europea che penalizza la produzione del meridione, come per i pomodori "Pachino", per favorire quella di altre economie deficitarie, cosicché nel periodo 2014-20, i paesi fuori dall’eurozona assorbiranno circa la metà delle risorse comunitarie a disposizione delle politiche di coesione; la sola Polonia ne riceverà oltre il 20 per cento. Per quelle nazioni che hanno conservato la sovranità monetaria, il fatto di non dover rispettare i vincoli che derivano dall’adesione all’euro costituisce un vantaggio. Nello scenario competitivo attuale, chiaramente asimmetrico, il Mezzogiorno risulta, inevitabilmente, perdente. Insomma il Sud ha tante risorse, ha una posizione strategica ma pochi investimenti che ne segnano irrimediabilmente il destino.

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