TEMPI DIFFICILI PER I GOVERNI POPULISTI MA CONTE NON DEMORDE

Scritto da Redazione. Inserito in ATTUALITA'

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Stima prevista del Pil 2019 in ribasso dal'1,2% allo 0,2%, questa la probabile correzione di Bruxelles alla manovra varata a dicembre e all'annuncio di Conte di un periodo di recessione nel bel paese.

E i mercati non potranno non recepire l'antifona che l'italia è un paese dove non conviene investire, con le conseguenze del caso.

E sì, perchè spesso la partita si gioca nei palazzi del potere, dove si decide in base a tante variabili, essenzialmente politiche ed economiche, se un paese può decollare o soccombere.

Ma il nostro governo incassa l'ennesima batosta ma non sembra vacillare, anzi l'entusiasmo e il dinamismo non mancano e fanno ben sperare in una prossima ripresa che, il nostro presidente del consiglio preannuncia, "miracolosa".

Infatti il premier Conte, in un suo intervento di qualche giorno fa, in Assolombarda a Milano, ha spiegato agli imprenditori che i dati congiunturali della nostra economia, pur non essendo favorevoli al nostro paese, a cominciare dalle crisi di Cina e Germania, che è il più paese più importante per il nostro export, fanno ben sperare in un pieno riscatto nel prossimo futuro. Nella manovra economica, approvata senza le temute procedure di infrazione, "ci sono tutti gli elementi per ripartire con il nostro entusiasmo, soprattutto nel secondo semestre, lo dice anche l'Fmi.

Abbiamo una economia che crescerà" - ha detto Conte - dobbiamo lavorare insieme, progettare gli strumenti per far crescere l'economia in modo robusto e duraturo'' attribuendo poi gran parte delle difficoltà riscontrate a inizio mandato alla scomoda eredità ricevuta dai passati governi.

Acida la reazione di Padoan, ministro dell'economia nel governo Renzi e Gentiloni, che senza rispetto per la seconda carica più importante nel paese, e senza alcuna autocritica, ha bollato come "parole infami ed ignoranti" le critiche espresse dal premier in riferimento alle precedenti legislature, quelle, per intenderci,in cui l'economista era insignito di cariche istituzionali, svolte obiettivamente con demerito e con un flop dopo l'altro. ttps://www.investireoggi.it/economia/crisi-banche-tutti-gli-errori-del-tragico-padoan-ai-danni-dei-contribuenti/

L'ottimismo di Conte è però contagioso e già si vedono i risultati, confortante il dato comunicato dall'Istat sui livelli occupazionali registrati nel nostro paese a dicembre.

Secondo l'Istituto il tasso di occupazione a dicembre 2018 si è attestato al 58,8% in lieve aumento di 0,1 punti, il livello più alto prima della crisi del 2008 dove era pari al 58,9%. Il numero degli occupati, rispetto a dicembre 2017, è cresciuto di circa 220 mila unità, nello specifico ad aumentare sono stati lavoratori a termine (+257 mila) e indipendenti (+34 mila), mentre sono diminuiti i dipendenti permanenti (-88 mila), a dimostrare la cauta ma decisa fiducia delle imprese e dei lavoratori nel nuovo governo.

Nonostante la sinistra livida e rancorosa, e costantemente rivolta a picconare l'attuale esecutivo, la coalizione di governo ha, secondo il sondaggio Demos per Repubblica a cura di Ilvo Diamanti - quindi abbastanza attendibile, il favore popolare, per l'esattezza gli equilibri si sono rovesciati rispetto al 4 marzo 2018: la Lega che partiva dal 17,4 per cento è oggi al 33 per cento, mentre il M5s, che partiva dal 32,7 è sceso al 24,9. La somma totale del consenso regge, anzi aumenta dal 50 al 59 per cento, ma con equilibri ribaltati.

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