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Mass media

Stampa, tv, radio e internet. Ogni giorno ci interfacciamo, a volte nostro malgrado, con questi strumenti. Cosa ne pensi?

FESTIVAL DI CANNES:: FILM D'AUTORE TRA LUSSO E MONDANITA'

Scritto da Redazione. Inserito in MASS MEDIA

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Parata di star il primo giorno di avvio del Festival di Cannes immerso nella stupenda cornice della Costa Azzurra, tra cui Gong Li e Selena Gomez, Tilda Swinton e Julianne Moore.

La kermesse arrivata alla sua 72ma edizione proporrà i film che arriveranno nei cinema nelle prossime stagioni. Il primo step d'obbligo che ha caratterizzato questa edizione è stato il tributo ad Agnes Varda, la regista belga scomparsa lo scorso marzo.

Il presidente della giuria Alejandro Gonzales Inarritu, entusiasta per l'onore ricevuto, ha accolto la giuria tra cui spiccava la giovanissima Elle Fanning, l'indimenticabile interprete di film come Magnificent e Super Eight, oggi 21enne, mentre ad aprire il festival ufficialmente è stato incaricato il duo  Charlotte Gainsbourg, attrice e cantante, e Javier Bardem.

Il primissimo red carpet della Croisette si è svolto per il film di apertura in concorso 'The Dead Do Not Die' di Jim Jarmusch, in uscita mercoledì nei cinema, con Bill Murray, Iggy Pop, Selena Gomez e Tilda Swinton.

17/5/2019

Oltre al film 'morti viventi'  da menzionare anche il biopic 'Rocketman' di Dexter Fletcher, con Rihanna e un paio di membri dei Led Zeppeline, Bono, Elton John, a cui è dedicato, oggi proiettato in anteprima mondiale.

L’icona pop della musica, sul red carpet con occhiali a forma di cuore e il marito di fianco, ha poi intrattenuto il pubblico dell’after party con un’esibizione commovente insieme al suo alter ego cinematografico Taron Egerton (che interpreta Elton John nel biopic).

 

20/5/2019

Commovente all'ennesima potenza la reazione del mito indiscusso del cinema d'Oltralpe Alain Delon, che piangendo a dirotto ha ricevuto dalle mani della figlia la Palma d'oro alla carriera, una carriera entusiasmante, strepitosa e sconvolgente. Delon ha ricordato anche i due grandi amori della sua vita, Mirelle Darc e Romy Schneider, entrambe scomparse, donne che amò profondamente "Ho pensato a questo premio come alla fine della mia carriera, alla fine della mia vita, un omaggio postumo". Il pubblico gli ha tributato oltre 10 minuti di standing ovation, ritmando le mani mentre lui alzava in alto il premio attribuito in passato a pochi tra cui Catherine Deneuve, Jean Paul Belmondo e in ultimo ad Agnes Varda.

 

 

22/5/2019

Oggi è approdato a Cannes il cast dell'attesissimo 'C'era una volta a Hollywood' di Quentin Tarantino, con Leonardo DiCaprio, Margot Robbie e Brad Pitt. Un quarto di secolo dopo la Palma d'oro a 'Pulp Fiction', Tarantino ci riprova con un omaggio al cinema e al rock sullo sfondo del massacro di Sharon Tate, moglie incinta di Roman Polanski a opera della Manson Family.

FAUSTO BRIZZI ASSOLTO MA I DUBBI RESTANO

Scritto da Redazione. Inserito in MASS MEDIA

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Il programma "Le Iene" di Italia Uno, ha tempo fa trasmesso un servizio nel quale si ripercorreva la vicenda relativa alle decine di accuse di abusi sessuali subiti da diverse aspiranti attrici ad opera del noto produttore e regista Fausto Brizzi, portate alla luce proprio dalla trasmissione nel 2017.
 
Fatti che hanno costituito l'incipit di un procedimento penale a carico del Brizzi, che si è concluso a gennaio con, indovinate un po?, l'assoluzione del Brizzi, da parte di un magistrato della procura di Roma che, a detta delle persone offese e anche degli autori della trasmissione Le Iene che hanno sollevato il caso, senza motivazioni esaurienti e convincenti.
 
Insomma una vicenda che non soddisfa il bisogno di giustizia e di certezza della pena delle tante ragazze che hanno riferito episodi circostanziati di un metodo di approccio collaudato condotto dal regista nei confronti delle nuove leve abbastanza ripetivo e similare e pertanto credibile.
Ma vediamolo in dettaglio: In sintesi tale adescamento prevedeva due fasi: la prima consisteva nello stordire l'interlocutrice con un'ora e mezza di presentazione del suo lavoro e delle opportunità che lui poteva affrire, la seconda, invece, con l'approccio sessuale vero e proprio, giustificato da provini di lavoro, che in caso di reticenza della vittima si esplicava in una masturbazione a corpo nudo del regista davanti alla preda mancata.
 
Una performance per nulla gradita dalle ragazze vittime delle attenzioni morbose del Brizzi, disgustate dall'aspetto allucinato che gli occhi del produttore assumevano durante i tentati attacchi, stato visibile anche in molte foto del Brizzi come quelle da noi pubblicate, tanto da temere per la propria incolumità e che pertanto assistevano scioccate, inermi e paralizzate al patetico show dell'uomo.
Speriamo che l'esito del procedimento non costituisca un deterrente per le donne che subiscono violenza nel mondo dello spettacolo e non, che a questo punto avranno più paura di parlare, per timore di non essere credute, ma anche che la loro sofferenza venga stigmatizzata, come d'altronde hanno fatto mostri sacri del cinema italiano, come Barbareschi e diverse attrici che, con un discutibile comunicato, si sono schierate inspiegabilmente, e tristemente, dalla parte del Brizzi, confondendo l'amicizia e il positivo rapporto professionale intrattenuto col Brizzi, una sufficente motivazione per escludere ogni accusa di molestie.
 
Ma è ovvio che questi approcci sessuali il Brizzi non li abbia avuti con le stagionate e navigate attrici del mondo dello spettacolo, oggi sue coetanee, ma li abbia riservate alle giovani leve, e i motivi sono ovvi, perchè è più facile irretirle e illuderle.
 
Insomma, la giustizia italiana in questa vicenda non ha saputo dare risposte degne di una società civile a queste ragazze molestate, al contrario degli altri paesi dove il movimento #meetoo ha generato una maggiore consapevolezza del problema delle violenza contro le donne e la punibilità dei responsabili di tali crimini.

GOLDEN GLOBE 2019 TRA COMMOZIONE E SFARZO

Scritto da Redazione. Inserito in MASS MEDIA

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Sono stati assegnati il 6 gennaio scorso al Beverly Hilton Hotel di  Beverly Hills, in California, i Golden Globe, un riconoscimento statunitense assegnato annualmente ai migliori film ed ai programmi televisivi della stagione.

Prima della cerimonia, ha tenuto banco la solita, ma attesissima, sfilata sul red carpet dei volti più amati del cinema presenti alla cerimonia, non soltanto i candidati — come Bradley Cooper, Lady Gaga, Nicole Kidman, Emma Stone — ma anche i divi incaricati di dare i premi ai colleghi: da Harrison Ford a Jamie Lee Curtis, da Anne Hathaway a Lupita Nyong’o e ancora Bill Murray, Amber Heard, Ben Stiller, Halle Berry, Lucy Liu, Chris Pine.

Una delle star della serata, eletto dalla rivista People uomo più sexy sulla faccia della terra del 2018, è stato Idris Elba, presente insieme alla figlia 17enne Isan, nominata Ambassador dell’evento.

Questa edizione, al contrario di quella dello scorso anno, caratterizzata dal dress code nero (a lutto) e senza eccessi come forma di protesta contro le molestie nel cinema e per appoggiare il movimento #metoo, è stata caratterizzata da un’esplosione di colori, dal rosso all’oro, dal rosa all’azzurro, tra luccichii, strascichi e nuvole di tulle: le attrici hanno fatto a gara per apparire stupende davanti ai flash dei fotografi che urlavano «gorgeous, gorgeous».

Le più ammirate sono state Lady Gaga in azzurro di Valentino Haute Couture con parrucca abbinata e la modella Irina Shayk con un taglio medio corto, il cosiddetto “bob” fresco e sensuale.

Ma passiamo ai riconoscimentgi: Uno dei premi più conteso della serata, quello come migliore attrice, è andato a Glenn Close per "The Good Wife", Lady Gaga ha dovuto accontentarsi del premio per la canzone “Shallow”, brano principale del film “A Star is born” da lei interpretato in coppia con Bradley Cooper, che era anche il regista della pellicola.

Successo scontato e premio per miglior film drammatico per “Bohemian Rhapsody”, basato sulla vita di Freddy Mercury, un talento unico, un personaggio ricco di genialità, personalità e carisma, e con una voce unica e indimenticabile. Ad essere premiato il protagonista Ramy Malek, nelle vesti del leader dei Queen, protagonista anche di un imbarazzante fuori programma sul palco, ignorato da Nicole Kidman che gli ha pure voltato le spalle.

Premi anche a Green Book di Peter Farrelly per la migliore commedia o film musicale.

"Roma" ha ottenuto invece il premio come miglior film straniero e miglior regista per Alfonso Cuaron.

Commovente e toccante l’intervento di Glenn Close che nel ringraziare la giuria per il premio ricevuto ha voluto ricordare tra le lacrime, la madre, "sempre oscurata ed eclissata" dal marito. "Le donne sono le persone che si prendono cura e accudiscono gli altri", ha detto, ma "dobbiamo perseguire la nostra realizzazione personale e inseguire i nostri sogni. Lo dobbiamo fare e ce lo dobbiamo permettere”.

CINA: OFFENSIVO LO SPOT DI DOLCE&GABBANA

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Pechino è “offesa” con uno dei nostri brand della moda più prestigiosi e amati dal pubblico, Dolce&Gabbana, così tanto che li ha messi sul banco degli imputati per uno spot considerato lesivo della loro immagine.

Il paese asiatico scopre il suo lato sensibile e permaloso, perché lo spot lanciato da Dolce&Gabbana in occasione di una sfilata, The Great Show, poi annullato, vedeva protagonista una cinesina non particolarmente avvenente, con occhi piccoli come fessure, come da loro tratti somatici tipici, mentre mangia con goffagine, usando le bacchette “kaizi”, tre prelibatezze italiane in formato XL: pasta, pizza e cannolo (per vederlo clicca questo link sul tuo browser https://www.youtube.com/watch?v=boaDDu_QHz4)  

La reclame è stata vista come un vero e proprio oltraggio alla nazione, perchè prende in giro le usanze cinesi ed è ricco di doppi sensi maliziosi, in particolare quando alla cinesina viene servito il cannolo siciliano, simbolo fallico che contrappone la maggiore virilità occidentale a quella cinese, e che la modella cerca prima di afferrare con le bacchette, poi, non riuscendoci, ripiega, tra risatine inequivocabili, sul contenuto. 

Di primo acchito può apparire una macchietta pura e semplice, a tratti simpatica e divertente, in cui una ragazza cinese, alle prese con porzioni esagerate dei tre prodotti tipici della cucina nostrana, avendo solo due bacchette per mangiarli, si inventa sistemi per poterli assaggiare, ma per i cinesi la scelta della modella, non bella, e delle bacchette, inappropriate per mangiare cibo occidentale, sono apparsi ridicoli, offensivi e razzisti tanto da sfiorare quasi la crisi diplomatica.

Fatto sta che per lo scivolone Dolce e Gabbana hanno dovuto addirittura scusarsi, ma sembra non essere bastato.

Ieri è uscito un contro spot (per vederlo copia questo link sul browser https://www.youtube.com/watch?v=oGbT3HD1qCg) che secondo gli autori dovrebbe far comprendere agli occidentali come i cinesi hanno interpretato la pubblicità del famoso brand italiano, ovvero una presa in giro bella e buona che ha spinto gli autori della pellicola ad invitare i connazionali a boicottare i prodotti della famosa griffe italiana.

MILANO MUSIC WEEK

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KASHOGGI: L’ULTIMO EDITORIALE

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E’ STATO PUBBLICATO SUL Washington Post l’ultimo editoriale del giornalista dissidente saudita Jamal Kashoggi, torturato e poi brutalmente ucciso nel Consolato di Riad a Istanbul dove si era recato per ritirare dei documenti per il matrimonio.

Un interrogatorio finito male condotto da servizi deviati che hanno tradito la corona, secondo la CNN che a supporto di questa versione cita fonti attendibili. Kashoggi, 60 anni, era un oppositore dell’attuale principe ereditario saudita e proprio per questo la sua eliminazione rappresenta un evento gravissimo che pone l’attenzione sulla mancanza di libertà di stampa nel mondo arabo.

Kashoggi, nel suo editoriale scrive proprio di questo, con rammarico prende atto dell’ultimo report sulla libertà di espressione nel mondo “Freedom in the world”, dove i paesi arabi occupano l’ultimo posto, solo la Tunisia viene classificato come paese libero. Il giornalista ricorda le speranze di cambiamento con le Primavere Arabe nel 2011, disilluse perché poi si è tornati a condizioni più dure di prima, con arresti, morti e censure, e invece, conclude Kashoggi “ciò di cui il mondo arabo ha più bisogno è la libertà di espressione".

Intanto Donald Trump ha inviato a Riad il suo segretario di Stato Mike Pompeo per chiarimenti.

Una presa di posizione tardiva, quella di Trump, che rivela i buoni rapporti in essere con il principe ereditario Mohammed bin Salman, considerato da tanti il mandante della spedizione punitiva.

Infatti il mondo della finanza, dell'economia e dei media si sono già schierati contro quanto accaduto a Kashoggi, l'ultimo è il Ceo di JPMorgan, la più grande banca d'affari americana, e non c'è da stupirsi se il prossimo forum voluto dal principe Salman tra il 23 e 25 ottobre per promuovere il suo ambizioso progetto di modernizzazione del paese "Davos del deserto" verrà disertato dai big del mondo.

DIRETTIVA EUROPEA SUL COPYRIGHT

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Il Parlamento europeo ha approvato oggi in larga maggioranza la riforma del copyright che prima di entrare in vigore dovrà essere convertita in un testo finale.

Nella nuova direttiva ci sarà anche una new entry: il diritto per gli editori di giornali di un “equo compenso” da parte di chi usa i loro contenuti tramite link o estratti. Non sarà che per proteggere i diritti d’autore si rischia di sacrificare altri diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino, come pluralismo e libertà di comunicazione?.

Gli addetti ai lavori sperano che entro l'anno si concludi l'iter della riforma che dovrebbe regolamentare un settore particolarmente strategico per l'economia comunitaria.

Plauso degli editori, ma anche di esponenti Pd e di Forza Italia che sostengono come questa battaglia tuteli la creatività sottraendola ai saccheggi compiuti fino ad oggi dai social che beneficiano di contenuti senza pagarne i diritti.

Pollice verso di M5S che tramite l'europarlamentare del Movimento 5 Stelle Isabella Adinolfi dichiara "Il testo approvato oggi dall'aula di Strasburgo contiene l'odiosa #linktax e filtri ai contenuti pubblicati dagli utenti. È vergognoso! Ha vinto il partito del bavaglio. Purtroppo sono stati respinti tutti gli emendamenti di stralcio che il Movimento 5 Stelle aveva presentato".

Dite la vostra!

STOP AI CALL CENTER FASULLI

Scritto da Redazione. Inserito in MASS MEDIA

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Rispondere al telefono, e scoprire che chi ci chiama è un addetto di un call center, è capitato un po’ a tutti.

Nei confronti di queste “tentate vendite” molti sono tolleranti, molti altri considerano questa forma di marketing molto fastidiosa. Sarà perché lo squillo spesso arriva nel momento sbagliato: ad esempio quando si sta svolgendo un lavoro delicato, oppure durante una pausa relax, fatto sta che il suono della chiamata ci catapulta di colpo nella realtà, spingendoci a rispondere per paura che possa essere qualcosa di importante, esiziale.

Il fatto è che chi ci contatta da un call center lo fa principalmente per motivi commerciali e proprio per questo ha un approccio quasi sempre irritante: accento straniero con scarsa padronanza della lingua in uso, voce cantilenante e soporifera, insistenza ed arroganza, e soprattutto finisce sempre per volerti vendere qualcosa: vini, filtri per acqua, contratti ultra competitivi per risparmiare gas e luce, internet, la bolletta telefonica o il cellulare.

Insomma, sempre più spesso, volenti o nolenti, ci imbattiamo in queste telefonate ruba tempo ed energie che a volte nascondono peraltro raffinate truffe.

Ecco allora che da oggi l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha messo in rete un registro pubblico dei servizi di call center per offrire una valida contromisura al dilagare di questo tipo di irritante approccio commerciale.

Come funziona?

Basta inserire un numero nazionale in questo registro online https://www.agcom.it/numerazionicallcenter per risalire all'anagrafica della/le società esercente/i l'attività di call center, sulla base delle informazioni dichiarate dalle stesse società al Registro degli operatori di comunicazione (Roc).

Un tool che permette di verificare se a quel numero telefonico, da cui proviene la telefonata che propone un contratto o una qualsiasi vendita, corrisponde veramente la compagnia che vi ha contattati oppure si tratta di un fake o tentato raggiro.  

MORTE FABRIZIO FRIZZI – IPOTESI INQUIETANTE

Scritto da Redazione. Inserito in MASS MEDIA

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La notte del 26 marzo scorso il noto conduttore televisivo Rai, Fabrizio Frizzi, si è spento all'ospedale S. Andrea di Roma a causa di una emorragia cerebrale. Una morte improvvisa che lascia i suoi colleghi e i tanti fan di stucco e profondamente rattristati. Frizzi aveva compiuto 60 anni il 5 febbraio scorso ed era in cura per problemi neurologici a seguito dell'ischemia che lo aveva colpito a ottobre. Frizzi lascia una bambina di 4 anni, Stella, e la moglie Carlotta Mantovan conosciuta durante la conduzione di Miss Italia nel 2001 e sposata nel 2014, "un amore travolgente" lo aveva definitivo pochi giorni fa la stessa Mantovan, giornalista di Sky tg24. Frizzi era stato prima sposato con Rita Dalla Chiesa con la quale aveva condiviso le battaglie antimafia. Era benvoluto da tutti, colleghi e conoscenti, per quella sua gentilezza innata, l’ottimismo e il dolce sorriso accompagnato da una fragorosa risata che dispensava con generosità e che lo rendeva simpatico e unico. Ma era anche un uomo molto buono e sensibile, a quarant’anni aveva donato il midollo osseo per salvare una ragazza affetta da leucemia. Aveva iniziato giovanissimo a lavorare in Rai come conduttore di programmi per ragazzi come Tandem, per poi passare a presentare I Fatti vostri, Scommettiamo che ..., Luna park, maratone Telethon, Miss Italia. Negli ultimi anni ha presentato "L'Eredità" programma preserale di quiz a cui era tornato anche dopo il malore che lo aveva colpito ad ottobre. Era stato inserito in un protocollo di cure per risolvere le cause alla base dei suoi problemi di salute, lo stesso Frizzi aveva più volte dichiarato che avrebbe rivelato esattamente la sua patologia una volta vinta la battaglia contro il male che lo affliggeva. Cosa che non è successa. Nell’ultima puntata di Matrix, il direttore di “Chi” Alfonso Signorini ha spiegato che “Lui (Frizzi) sapeva che non aveva scampo. E questo è molto importante da sottolineare, perché quando ha avuto quella ischemia che l’ha portato al ricovero immediato all’ospedale, ad ottobre, dagli esami è risultato che aveva dei tumori diffusissimi che erano inoperabili. E questa cosa è stata messa al corrente non soltanto della famiglia ma anche di lui. E Fabrizio a quel punto era a un bivio: o rimanere a casa e aspettare il momento, oppure andare in televisione a fare il suo lavoro e a portare ancora una volta il sorriso a casa della gente. È questo il vero miracolo che ha fatto Fabrizio Frizzi“. 

A questo punto si apre una sconcertante ipotesi, forse Frizzi, vista la sua quarantennale attività alla Rai, è stato vittima di possibili contaminazioni da amianto nella sede di viale Mazzini come altri suoi colleghi? L’incidenza di tumori tra artisti e giornalisti Rai è infatti cosa nota perché la sede di viale Mazzini nonostante i ripetuti allarmi non è stata ancora del tutto bonificata esponendo chi ci lavora al rischio di contrarre malattie tumorali. Claudio Baldasseroni segretario generale dello Snater, il sindacato autonomo dei lavoratori Rai, da anni in prima linea sulle questioni di sicurezza sul lavoro in Rai ha detto: “Non ci sono soldi …e i colleghi continuano a lavorare a viale Mazzini in una struttura coibentata con l’amianto; in direzione generale è stato bonificato solo il piano terra, cioè gli ingressi dove passano gli ospiti e i conduttori, mentre gli altri otto piani sono tutti da bonificare”. Insomma forse la morte del caro Fabrizio ha una spiegazione.

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